Maria Elena Boschi
foto di Palazzochigi - CC BY-NC-SA

«Salvini non può chiedere a Spadafora di dimettersi, perché sul sessismo della Lega Spadafora dice la verità. Mi chiedo però dove fossero i M5S quando, durante la campagna elettorale, Salvini esponeva bambole di gomma, paragonandole alle sue avversarie politiche. Però un dato è certo: il linguaggio violento e discriminatorio nei confronti delle donne, può scatenare atti violenti. È già successo». Maria Elena Boschi, deputata Pd, ex responsabile del dipartimento Pari Opportunità nel governo Gentiloni, il tema dei centri antiviolenza lo conosce bene. Anzi, le sta a cuore. Ancora di più oggi, in un momento in cui i diritti delle donne, nella saldatura leghista-prolife, rischiano di capitolare all’indietro. In una valanga di episodi quotidiani, dal consigliere leghista che chiede alla cantante Emma Marrone, “apri le gambe e fatti pagare”, al più soft attacco di Salvini alla “terrorista ricca e viziata Carola“, a cui seguono però, sul suo profilo, irripetibili attacchi a sfondo sessuale alla giovane capitana della Sea Watch.
 

Boschi, condivide l’attacco del sottosegretario Vincenzo Spadafora, sulla deriva sessista dell’Italia?

 
«È la realtà. Ed è quello che noi, assai prima dei M5S, denunciamo e combattiamo da tempo. Salvini ha grosse responsabilità su questo fronte, a cominciare dal fatto che non espelle dai suoi social gli odiatori delle donne. Però questo modo di procedere mi sembra ipocrita».
 

In che senso?

 
«Spadafora accusa Matteo Salvini di sessismo ma poi i M5S continuano a governare con la Lega. Ma il tema vero sono i centri antiviolenza».
 

Spadafora ha detto a Repubblica che durante la sua gestione, undici milioni dei budget dedicati ai centri sono stati spesi per altre finalità.

 
«Bugie. Quei fondi non erano destinati fin dall’inizio alla gestione dei centri, ma facevano parte di uno stanziamento aggiuntivo da utilizzare in misure di contrasto alla violenza».
 

E come li avete spesi?

 
«Con progetti vagliati dalla Corte dei Conti. Dalle strutture che “curano” gli uomini maltrattanti, alle donne migranti, alle campagne contro la violenza di genere nelle scuole. Come possiamo sperare di sradicare la cultura della violenza?».
 

Spadafora citava una partita di calcio.

 
«Sa che partita era? La nazionale cantanti contro la nazionale magistrati, a San Luca, nella Locride, nelle terre della ‘ndrangheta, per inaugurare il nuovo campo di calcio del paese, costruito con i soldi delle Pari Opportunità. C’era l’esercito a proteggere gli operai mentre veniva costruito quel campetto. Porterò sempre nel cuore le parole del procuratore Gratteri e di Cafiero de Raho quel giorno».
 

Per il 2019 i fondi sono arrivati a trenta milioni di euro.

 
«Una buona notizia. Frutto delle scelte dei nostri governi che hanno stanziato le risorse per il triennio 2018/2020. Peccato però che Spadafora non abbia erogato nemmeno i fondi del 2018».
 

Il sottosegretario afferma che quattordici regioni “in regola” hanno già ricevuto gli stanziamenti.

 
«Mi risulta invece che il decreto attuativo per l’erogazione dei fondi sia stato firmato soltanto a novembre 2018, con un ritardo spaventoso».
 

Lei è d’accordo sull’invio degli ispettori nei centri?

 
«Sì».
 

Spadafora accusa Salvini di aver peggiorato le condizioni delle migranti vittime di violenza.

 
«Nel piano antiviolenza del triennio erano previste interventi mirati. La cui gestione spettava al ministero dell’Interno. Ma Salvini ha affermato di non volerci investire un euro».
 

Sulla protezione delle vittime di violenza Lega e M5S sembrano incompatibili.

 
«Ma allora perché continuano a governare insieme? Perché le parlamentari e i parlamentari M5s non si schierano contro il sessismo della Lega?».