Carlo Calenda tv
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«Niente pastrocchi, né scorciatoie. In Sicilia, così come altrove». Perché il Pd, secondo Carlo Calenda, «un campo largo lo ha già» e deve piuttosto concentrarsi su «elezioni difficili», quelle europee, ma che però «si possono vincere» puntando su «contenuti e candidati di livello» e smascherando «gli imbarazzanti risultati» del governo guidato da Salvini e Di Maio, «due persone che non hanno mai lavorato in vita loro». Questa la road map tracciata dall’ex ministro, in corsa per Bruxelles con il Pd, che ospita il simbolo e i candidati di “Siamo Europei“, in un colloquio telefonico con La Sicilia.
 

Calenda, ha sentito del laboratorio siciliano di una “casa dei moderati” in cui Forza Italia dialoga con parte del Pd. Che ne pensa lei che aveva proposto una lista unitaria contro populisti e sovranisti alle Europee?

 
«Sì, ho letto qualcosa. Ma non mi risulta che ci sia alcun dialogo in corso a livello nazionale. Non mi piacciono i pastrocchi, né in Sicilia né altrove, così come non c’è bisogno di strane scorciatoie verso i moderati. Alle Europee il Pd ha fatto una scelta precisa, c’è già un campo largo, che può essere esteso. E soprattutto ci sono i contenuti, i candidati. Tutte persone di livello, come Virginia Puzzolo e Mila Spicola in Sicilia. Ed è gente che si candida per andarci davvero, in Europa. Non come Salvini o Meloni che fanno i capilista ma non andranno mai a Bruxelles. È come se uno fa un colloquio per un lavoro che è sicuro di non voler svolgere».
 

Lei derubrica l’esperimento siciliano come «pastrocchio» locale. Eppure c’è chi è convinto che sia una “spia” di ciò che farà Renzi uscendo dal Pd.

 
«Non penso che Matteo uscirà dal Pd. Adesso, dopo aver fatto il premier e per due volte il segretario del partito, sta lasciando spazio ad altri. Com’è giusto che sia. Ma sta svolgendo il suo lavoro, al Senato fa gioco di squadra. Per le Europee ha fatto un appello a votare Pd. Io penso che resterà nel partito. E, in ogni caso, giudichiamolo sui contenuti e non sulle presunte intenzioni».
 

Eppure Zingaretti sembra andare da tutt’altra parte. L’accordo con Mdp su un paio di candidati è un segno di una “ditta 2.0”. Si andrà avanti?

 
«Se si condividono i contenuti si va avanti. Si va avanti assieme, col Pd. Se, invece, è tatticismo politico, possono anche restarsene a casa».
 

Qualcuno, nel suo partito, continua a evocare punti di contatto con il M5S. È un percorso possibile?

 
«I grillini sono i più grandi casinari sulla faccia della terra. Roma è devastata da una sindaca incapace, al governo nazionale stanno mostrando tutti i loro enormi limiti. Non penso ci sia spazio per alcun tipo d’intesa con il Pd. Io voglio lavorare per mandare a casa Toninelli, e non cercare un accordo contro natura per stare con Toninelli. È chiaro?».
 

Anche in Sicilia soffia il vento salviniano: le fa impressione che, secondo i sondaggi, la Lega potrebbe essere il primo partito alle Europee al profondo Sud?

 
«Si parla di sondaggi, tutto può cambiare. Ma, più che impressionato, sono basito. Io, che per tre quarti sono di sangue napoletano, sono indignato di come un siciliano possa votare per chi, come Salvini, diceva, e magari lo pensa ancora ma non lo dice, che i meridionali puzzano o che i giovani del Sud fanno schifo. Ecco,vede: per me questa non è una scelta politica. Ma una questione di dignità dei meridionali».