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Dopo quasi tre anni in panchina, Giuliano Pisapia ha deciso che i «tempi sono maturi» per scendere in campo. L’ex sindaco oggi è a Torino per lanciare la campagna elettorale da capolista della circoscrizione Nordovest. «Non ho la tessera del Pd», precisa. Ma aggiunge: «Ho apprezzato l’apertura e la voglia d’unità di Zingaretti, un desiderio che non ho visto in chi guidava il partito prima di lui». Tempi maturi, dunque. Anche per una «nuova primavera», dopo quella che nel 2011 lo portò a guidare Milano. «Serve un salario minimo europeo», dice Pisapia. Che critica anche il presidente Macron: «Non si capisce se vuole più Europa in Francia o più Francia in Europa».
 

Pisapia, pronto per una stagione arancione europea?

 
«Sì, è giunto il tempo di una primavera europea, ovvero di un’Europa più forte, giusta e unita. In poche parole più attenta ai giovani e al lavoro».
 

A proposito di primavere: lei ha 69 anni, Sergio Chiamparino che si ricandida alla guida del Piemonte ne ha 70. La vostra età non rema contro l’ansia di rinnovamento?

 
«Il cambiamento deve essere accompagnato dall’esperienza. Basta guardare a come Bernie Sanders sa entusiasmare i giovani. Non ricandidandomi a Milano e rifiutando due volte un collegio sicuro alle politiche, ho dimostrato che non sono attaccato alle poltrone. E rivendico di aver avuto in squadra assessori giovani, tenendo conto della parità di genere».
 

Il 26 maggio teme un’avanzata dei partiti sovranisti?

 
«È un rischio concreto, ma penso non succederà. Le ultime elezioni svolte nei Paesi europei dimostrano che quest’avanzata non c’è. Ma occorre tenere alta la guardia contro chi vuole riportare l’Europa indietro di decenni, alle tensioni tra Stati».
 

Come vede il ruolo di Macron e di En Marche nel Parlamento europeo? Sarà un alleato?

 
«Ancora non si capisce se Macron vuole più Europa in Francia o più Francia in Europa. Cioè se vuole comandare o invece impegnarsi con gli altri Stati per un vero cambiamento».
 

Quali sono le tre cose che vuole cambiare una volta eletto eurodeputato?

 
«Serve un salario minimo europeo pari al 60% dello stipendio medio di ogni Stato. Un’aliquota minima del 18% di tassazione per le multinazionali, anche del digitale. E poi una direttiva che azzeri le differenze di salario tra uomini e donne».
 

Sull’immigrazione l’Italia denuncia da anni di essere stata lasciata sola. Oggi, con la guerra civile in Libia, l’intelligence dice che ci sono 100 mila persone pronte a partire. Cosa deve fare l’Ue?

 
«La soluzione passa da Bruxelles. Ma l’Italia deve abbandonare le visioni salviniane e grilline che ci hanno condannato all’isolamento. Sicurezza e umanità vanno di pari passo: mai più qualcuno deve essere abbandonato in mezzo al mare».
 

Si torna a parlare di clausole di salvaguardia e aumento dell’Iva. Come rendere Bruxelles meno antipatica agli occhi degli italiani?

 
«Rendendola più giusta. Abbattendo le diseguaglianze, soprattutto fiscali: basta con i paradisi fiscali anche all’interno dell’Ue. Detto ciò l’aumento dell’Iva, se ci sarà, non è da attribuire all’Europa ma a un governo che fa spese scellerate e non si preoc- cupa della crescita».
 

crescita passa dalla Tav?

 
«Tra gli investimenti europei che portano sviluppo in Italia c’è anche la Tav. Un’opera che ora va terminata».
 

Domani è il 25 aprile. C’è un allarme fascismo in Italia?

 
«C’è un Paese inquieto, spaventato dalla crisi e c’è chi cavalca politicamente su questo malessere. Occorre essere vigili. Sono inaccettabili le parole di Salvini che ha detto: “Sarà un derby tra comunisti e fascisti“. Si studi la storia e ringrazi i partigiani che hanno combattuto per la libertà e la democrazia di tutti».
 

Lega e M55 si alleano anche in Europa dopo il voto?

 
«Sono convito che non la faranno».
 

Il Pd ha presentato ieri una mozione di sfiducia. È un bene tornare alle urne?

 
«Se cade questo governo è un bene per l’Italia: prima vanno a casa meglio è».
 

Il Pd a chi dovrà rivolgersi per future alleanze? Di nuovo a Berlusconi o al M5S?

 
«Il nostro compito è riconquistare i voti persi in questi anni e confrontarci con l’elettorato dei 5 Stelle. Non credo sia possibile farlo ora con la dirigenza che ha garantito, tra l’altro, con il voto al Senato l’impunità di Salvini».