Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, dice al Corriere: «Il governo politicamente non c’è più» e il «costo per gli italiani già oggi è immenso e lo diventerà ancora di più nei prossimi mesi». Per Zingaretti «i 5 Stelle sono dei trasformisti» mentre «il Pd è cambiato, era il Vietnam». Ma ora il governo «dovrà correre ai ripari per colmare i buchi di bilancio che ha creato».
 

Zingaretti, secondo lei ci saranno le elezioni anticipate o Lega e 5 Stelle troveranno un compromesso?

 
«Il governo politicamente non c’è più, e il costo per gli italiani già oggi è immenso e lo diventerà ancora di più nei prossimi mesi. Come ha detto il ministro Tria, ora dovranno correre ai ripari per colmare i buchi di bilancio che hanno creato: che significa aumentare l’Iva o una stagione di gravissimi tagli sui servizi. Intanto Salvini e Di Maio non riescono più a decidere su nulla, come ha ammesso lo stesso sottosegretario Giorgetti. Se togliamo le provocazioni e i finti litigi quotidiani, quello che resta è solo un indecente patto di potere per mantenere le loro poltrone e salvaguardare i loro partiti. Se durerà dipende proprio dal voto, per questo è importante andare a votare e lanciare un segnale».
 

Se questo governo dovesse cadere e dopo le elezioni toccasse a voi, che fareste?

 
«Questo è il bilancio disastroso di questo governo e la sua caduta aprirebbe una prospettiva migliore per l’Italia. Dopo 11 mesi di liti e immobilismo serve recuperare fiducia nel Paese e in Europa per avviare politiche nuove. Per questo abbiamo iniziato a costruire il nostro “Piano per l’Italia” e continueremo dopo il voto per affermare le vere grandi priorità: i salari, una rivoluzione verde per creare lavoro, e investimenti su scuola e formazione. Invece dell’errore della flat fax vogliamo ridurre le tasse sul lavoro e aumentare stipendi bassi e medi fino a 1.500 euro netti l’anno; vogliamo destinare almeno 50 miliardi per lo sviluppo sostenibile prendendo le risorse dai 143 miliardi già previsti ma bloccati in mille rivoli del bilancio per molte opere e creare vero lavoro; e visti gli intollerabili tassi di evasione scolastica è fondamentale dare un segnale: e quindi proponiamo di azzerare i costi per l’istruzione per le fasce più povere dall’asilo all’università».
 

Con +Europa, Verdi e sinistra sarà possibile un’alleanza alle Politiche?

 
«Ho sempre parlato dell’esigenza di rigenerare un campo nuovo, un nuovo centrosinistra senza cadere in schemi precostituiti. La situazione sta già cambiando, lo vedo dal protagonismo di tante energie che proprio in questi mesi si stanno mobilitando nelle piazze, sul web, nelle case con i lenzuoli di rivolta civile, e in un nuovo e improvviso protagonismo giovanile a difesa del loro futuro. Ma osservo anche l’insofferenza delle forze produttive e la straordinaria forza dell’impegno unitario del sindacato a difesa dei diritti. Questa è la base da cui ripartire. Le forme dell’alleanza le definiremo. Ma finalmente c’è un popolo che si è alzato e messo in moto e può trovare nella nostra lista unitaria un interlocutore credibile. La formula per le elezioni politiche la costruiremo su un programma chiaro per ridare al Paese una speranza».
 

Voi avete detto che in questa legislatura non farete giochetti parlamentari con i 5 Stelle: ma nella prossima?

 
«Come ho detto stiamo lavorando per un nuovo centrosinistra aperto civico e plurale. Fondato su un programma di rinascita che metta al centro lo sviluppo sostenibile, la giustizia sociale, il lavoro, la grande risorsa della scuola e della conoscenza. Su questo chiederemo il voto degli italiani, perché la cultura dell’odio e della divisione ha fallito».
 

Secondo lei i 5 Stelle sono di sinistra o di destra?

 
«Nell’elettorato dei 5 Stelle convivono pulsioni e identità diverse. La parola adatta per definire l’attuale gruppo dirigente di 5 Stelle non è certo “sinistra” ma “trasformista“. Vanno dai gilet gialli che bruciano le auto ma si definiscono moderati. Hanno criticato Salvini perché alleato dei neonazisti ma gli fanno fare il ministro degli Interni. Si dicono ambientalisti ma votano i condoni. Si dicono in disaccordo su tutto ma poi si dicono garanti di altri quattro anni di governo. Credo che per l’Italia più che un annuncio sia una minaccia. Perché, ripeto, questo significa assenza di una visione e quindi un costo per il Paese».
 

In caso di elezioni anticipate andrete con un candidato premier del Pd o lo contratterete con gli eventuali alleati?

 
«Candideremo la persona migliore tra noi, e la sceglieremo in base a un programma di governo nuovo e che scriveremo con le forze migliori del Paese. Sarà una decisione non del segretario del Pd, ma di una comunità e di un’alleanza che vuole vincere insieme e vuole costruire la miglior proposta possibile per il futuro del Paese, nella scelta degli uomini, delle donne, come nelle azioni».
 

Se il Pd va sotto il 20 non teme che le chiederanno conto?

 
«Ci ha fatto caso che finalmente il Pd non è più il partito dei coltelli e dei litigi? C’è uno sforzo di tutte e tutti. Prima era un Vietnam, ora quelli che litigano sono gli altri. Un anno fa il Pd era isolato e marginale. Noi abbiamo fatto una cosa che sembrava impossibile: avviato una stagione unitaria e di proposta. Ovviamente è un processo. Agli inizi ma credo sia fondamentale incoraggiare e sostenere. Io sono certo che questo patrimonio di unità e collaborazione non si disperderà dopo il voto. Al di là dei numeri, che comunque ci premieranno».