«L’Italia ha detto chiaramente da che parte sta. E l’ha fatto con i suoi sindaci, la risposta popolare ai populisti». Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, è stato uno degli ideatori del corteo pacifico dei primi cittadini a fianco di Liliana Segre.

«Quando è uscita la notizia della scorta per la senatrice a vita, con Beppe Sala ci siamo detti: ora basta, la misura è colma. E abbiamo deciso di reagire».

Percepite anche voi un clima d’odio nelle vostre comunità?

Che ci sia stato un peggioramento complessivo della situazione, nel linguaggio e nelle azioni, è un fatto.Quando si verificano vicende assurde come quella della Commissione contro l’odio, i sindaci sono i primi a reagire. Per dire che non bisogna esagerare con i messaggi sbagliati inviati all’opinione pubblica. Oggi abbiamo ribadito che l’Italia sta con Liliana Segre e le dice: vai avanti.

E una mobilitazione guidata dal centrosinistra.

Hanno aderito anche sindaci della Lega, come aveva promesso Salvini. L’Anci ha voluto un’iniziativa che fosse istituzionale e il più possibile trasversale. D’altra parte, se si diffondono antisemitismo e razzismo, le città sono più insicure e questo è un tema su cui tanti colleghi di centrodestra sono molto sensibili.

Dopo la piazza, quali obiettivi vi proponete?

Sicuramente questa piazza, con il suo abbraccio, conferma una volta di più che Liliana Segre è diventata un simbolo della Repubblica italiana. Non c’è spazio nelle nostre città per l’intolleranza. Il rischio di una scorciatoia alla ricerca dell’uomo forte è reale, perché in una società piena di problemi, i sentimenti incontrollati di frustrazione e rancore possono aprire scenari impensabili.

Le risposte all’insoddisfazione dei ceti popolari, però, tardano ad arrivare anche con questo governo. Quali ha responsabilità ha la sinistra?

Penso che a contare saranno sempre di più le persone, a partire dai territori. Nel giorno in cui la Lega trionfava alle Europee, in città come Bari, Bergamo, Pesaro e Prato, stravincevano i sindaci del Pd. I cittadini hanno premiato il nostro approccio pragmatico, di mediazione e di prossimità. Le leadership contano, ma noi non vogliamo uomini con pieni poteri.

Si riferisce anche alla maggioranza di governo?

Certo. E il momento in cui chiedere più unità e meno bandierine. Nel 2020 dovremo rimettere insieme tutto e questo vale per il centro-sinistra e per il Movimento Cinque Stelle, che dovrà decidere cosa fare da grande.

Politiche calate dall’alto sui territori non funzionano…

Esatto. L’approccio elitario è stato devastante in questi anni. Bisogna fare del buon governo e saper stare in mezzo al popolo, perché nei valori di fondo i territori stanno con noi. Quel che è accaduto in queste settimane dice che sindaci possono caricarsi sulle loro spalle la responsabilità del Paese, prima e meglio del Parlamento. Vale per le metropoli, le città e i piccoli Comuni.

Eppure, proprio nei paesi dimenticati, la Lega sembra avanzare…

Chi si sente periferico vive con maggior rancore e paura la fase di difficoltà attuale e rischia di essere attratto più facilmente da chi soffia sul fuoco. I governi di centro sinistra, però, hanno già dato dignità ai piccoli centri, rispondendo alle richieste dei loro amministratori in termini di fondi e di politiche concrete perle comunità.