Emanuele Fiano, Giorgio Gori candidato
Emanuele Fiano (Foto di Alessandro Paris / Imagoeconomica)

«L`emergenza adesso è sovranazionale, è in ballo il salvataggio dell`Europa, che deve rivedere la sua politica economica e sociale», afferma Emanuele Fiano, responsabile PD per le Riforme, che richiama all`unità del partito.

Come pensa si debba affrontare l`effetto
Brexit?
«Prima di tutto rivedendo la linea economica dell`Europa, perché sia più rivolta al sociale e allo sviluppo, senza il quale i cittadini europei percepiscono solo l`immagine funzionariale delle decisioni sulle norme. E poi andando verso gli Stati Uniti d`Europa, come negli Usa dev`esserci una banca centrale che promuove lo sviluppo, qui c`è Draghi, per fortuna, ma serve l`unità».

Il sentimento antieuropeo è forte e cresce anche in Italia. Un pericolo? «Renzi appena si è seduto a Palazzo Chigi due anni e mezzo fa ha chiesto delle politiche di flessibilità per evitare che il peso del debito pubblico appesantisse lo sviluppo, quindi più flessibilità. Ha anticipato i problemi, e se avessero dato retta alle sue richieste i risultati sarebbero stati diversi, pensiamo se ci fosse stato ascolto sull`Immigration act, che ha corretto per la prima volta il trattato di Dublino. Comunque dalla Brexit viene anche un segnale di speranza: i giovani hanno votato Remain. Non èvero che so no i vecchi a tenere in piedi la baracca. Del resto il futuro lo mettono al centro anche i nuovi movimenti politici, da noi i 5 Stelle, in Spagna Podemos, quello di Tsipras in Grecia, tutti giovani».

In Gran Bretagna il referendum è stato usato dalle varie forze come occasione per affermarsi, anche dallo stesso Cameron. Il nostro referendum di ottobre non rischia di chiamare a un voto politico più che nel merito della riforma?
«Non si possono sovrapporre i due casi. Secondo me abbiamo fatto una buona riforma costituzionale che rende l`Italia più efficiente, più stabile, mantenendo intatti i principidi rappresentatività. Ci sono tentativi di politicizzare questo voto, ma si supereranno».

Veramente lo ha detto Renzi, me ne vado se la riforma viene bocciata.
«È un segno di coerenza, non di personalizzazione. Ma un conto è dire che il capo
del governo si è impegnato ín una riforma importante e quindi se viene bocciata si assume la responsabilità, un altro conto è far diventare il referendum: Renzi Sì, Renzi No, come vogliono i nostri avversari per evitare di parlare nel merito.

Quale sarebbe la deriva autoritaria? Far approvare una legge dopo qualche mese e non dopo due anni? O l`aumento dello spazio democratico sui referendum?
Anche chi ha gridato al rischio per la democrazia si sta ricredendo».

Lei ha anche detto che l`Italicum andrebbe cambiato, che si riveda la legge elettorale. In quale punto?
«Sull`Italicum ho detto che andrebbe fatta una riflessione seria, ma sono certo, e mi fido, della capacità del segretario Pd di decidere cosa fare. Conosce l`ordine delle priorità, che certamente in questo momento è un`altra, è il salvataggio dell`Europa».

L`Italicum è pensato in un sistema a due mentre ormai è tripolare. Si potrà rivedere questo?
«Sono certo che Renzi abbia la sensibilità per riflettere anche su questo».

Il Pd è diviso, rischia di disgregarsi? «Il Pd deve essere totalmente unito in questo momento, e sostenere l`azione di Renzi in Europa, perché la sua coerenza sta portando l`Italia al nucleo centrale per salvare l`Unione, ieri con Hollande, oggi con lui e AngelaMerkel. Oggi nessuno da solo è più forte di fronte alla crisi globale, dobbiamo mettere a tacere l`alto livello di polemica interna, ci vuole totale unità».

È possibile?
«Papa Francesco ha detto che la Terza Guerra mondiale “è iniziata, a pezzetti.”. Oggi il rischio di conflitti come nel 900 è fermato dalle istituzioni democratiche, ma proprio in questi momenti ci si deve unire, perché in Europa ci sono delle forze antisistema che non si riconoscono nei valori democratici».

E in Italia? La Lega cerca di portare Fi su sponde estremiste.
«Salvini non ci sta riuscendo, Berlusconi ha detto che bisogna correggere la politica europea, nel solco del Ppe. I 5 Stelle hanno virato, sul blog Grillo non è più tanto antieuropeista, parla di correggerne la linea. Quando si inizia a avere responsabilità e nel governo si smette di essere rivoluzionario».