Senato della Repubblica
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«Il Rosatellum è una buona legge e il Pd può giocarsela in tutti i collegi, la nostra sfida sarà scegliere candidati credibili». Ne è certo Andrea Romano, deputato del Pd e direttore del quotidiano online Democratica, all’indomani del voto di fiducia.
 
Questi sono stati i giorni della fiducia sul Rosatellum al Senato e delle proteste di piazza, da parte dei 5 Stelle e della sinistra alternativa.
 
«Ieri è stata anche la giornata in cui il consigliere regionale dei 5 Stelle Davide Barlillari dava prova di contiguità con l’antisemitismo, scrivendo che «Mentre ci distraggono con Anna Frank in Senato votano la porcata antidemocratica». L’altro ieri a Piazza Navona con la sinistra alternativa c’erano una cinquantina di persone, invece. Insomma, più che la poca consistenza della protesta, mi colpisce la retorica fortemente antidemocratica dei grillini».
 
E nel Pd come ci si sente? Le voci critiche non sono mancate, a partire da quella di Napolitano.
 
«Io credo che nei nostri parlamentari prevalga la soddisfazione di aver approvato una legge elettorale in Parlamento, scongiurando il rischio concreto di andare al voto con il Consultellum, che avrebbe certificato l’incapacità delle nostre Camere elettive di dare alla democrazia italiana una legge elettorale».
 
Eppure il Pd si è dovuto difendere dalle accuse di aver attentato alla Costituzione con la scelta di mettere la fiducia.
 
«Le rispondo con le parole autorevoli di Giorgio Napolitano, che pure ha fatto un intervento critico nei confronti della legge. Il presidente emerito, riguardo all’utilizzo della fiducia sulla legge elettorale, ha chiarito che «non esiste dilemma sulla fiducia o non fiducia, anche perché non è mai stata affrontata, neppure dinanzi alla Corte, un’obiezione di incostituzionalità della fiducia». É ovvio che non esiste alcuna violazione e aggiungo che la fiducia è uno strumento di difesa contro coloro che usano il voto segreto come un sotterfugio, per evitare l’approvazione di un provvedimento che non hanno la forza di contrastare a viso aperto».
 
Eppure, a legge praticamente approvata, i primi sondaggi restituiscono un Pd senza seggi al Nord, nei collegi plurinominali. Non è che questa corsa all’approvazione del Rosatellum vi si ritorcerà contro al momento del voto?
 
«Guardi, con questa legge elettorale noi abbiamo reintrodotto, anche se in misura inferiore rispetto a ciò che avremmo voluto, il criterio dei collegi. Collegi significa valorizzare il voto territoriale, nel quale ci si confronta tra candidati, ognuno con il proprio nome e la propria credibilità. Quindi, prima di conoscere i nomi dei candidati e l’offerta politica, nessuna previsione fatta oggi è realistica. Del resto, è dal 2013 che il voto è molto più laico e mobile rispetto al passato e gli esiti sorprendono rispetto alle previsioni della vigilia».
 
Meglio i collegi delle preferenze, quindi?
 
«Le preferenze scatenavano una competizione interna, moltiplicando i costi e alimentando il rischio di una cattiva politica. I collegi, invece, obbligano a definire buoni candidati e questo spiega la violenza dell’opposizione dei 5 Stelle, che vengono messi in difficoltà dalla necessità di individuare candidati credibili per misurarsi col consenso territoriale. Non è un caso che nessuna grande democrazia europea abbia le preferenze, ma quasi tutte abbiano invece i collegi. Questa è l’innovazione del Rosatellum».
 
I collegi favoriscono le coalizioni, non è un favore al centrodestra?
 
«È vero che la coalizione è un elemento necessario per la governabilità. Noi abbiamo sempre avuto un atteggiamento molto chiaro con tutto ciò che sta a sinistra del Pd: porte aperte, a patto che la collaborazione non parta dalla guerra. Mdp, invece, è nata e vive sull’assunto che il Pd sia un partito di destra che va demonizzato. Ottima l’apertura di Roberto Speranza, ma ora ci aspettiamo fatti e un cambiamento di linguaggio: si mettano d’accordo con loro stessi. Non esiste solo la sinistra, poi: il Pd sta lavorando per coalizzare intorno a sè anche il mondo del civismo, dell’ecologismo e delle esperienze liberali».
 
Se l’obiettivo della nuova legge è la governabilità, però, il risultato sembra irraggiungibile.
 
«L’unica legge elettorale che avrebbe garantito preventivamente la governabilità era quella che prevedeva il ballottaggio. Purtroppo, l’istituto è stato bocciato dalla Corte Costituzionale. Spetta quindi alle forze politiche lavorare per ottenere la maggioranza assoluta e noi faremo esattamente questo».
 
Nessuna ipotesi di grande coalizione?
 
«É demenziale immaginare che il Pd lavori per la grande coalizione, si tratta di una delle accuse strampalate che Mdp scopiazza dalla retorica dei 5 Stelle».
 
Eppure, la coalizione che regge finora è quella che ha votato la fiducia al Rosatellum.
 
«Ricordo che la coalizione che ha votato il Rosatellum comprende anche la Lega. Ora dire che il Pd si avii a fare un’alleanza con Salvini appartiene davvero alla più sfrenata delle fantapolitiche».