“Fino a dieci anni fa si vendevano 5 milioni e mezzo di quotidiani, oggi sono meno di 2 milioni. Si tratta di una crisi senza precedenti per il mondo dell’editoria che coinvolge giornalisti, poligrafici fino alle edicole che continuano a chiudere”.

 

Lo evidenzia Andrea Martella, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, intervenendo alla Camera al Convegno ‘La comunicazione al tempo dei social‘.

 

Per Martella “è come una foresta che perde silenziosamente i suoi alberi. Le piccole, medie e grandi crisi aziendali che si aprono nei segmenti della filiera sono tante piccole Ilva di cui non ci accorgiamo, ma che hanno un peso anche e soprattutto in termini di pluralismo e democrazia. Una voce in meno, un punto di vista che viene a mancare, dovrebbe preoccupare tutti”.

 

“L’obiettivo che ci vogliamo porre come governo è quello di arrivare ad una nuova legge di sistema capace di dare stabilità e certezza all’intera filiera dell’editoria e dell’informazione che è anche un settore economicamente rilevante”.

 

L’informazione è un bene collettivo primario per il funzionamento delle istituzioni democratiche. Non a caso, la Consulta ha affermato che l’informazione esprime non tanto una materia quanto una condizione preliminare per l’attuazione dei principi propri di uno stato democratico”.

 

Martella spiega che “l’intervento pubblico a sostengo dell’editoria non solo è giustificato, ma addirittura imposto al legislatore ai fini del rispetto del pluralismo come ha ribadito la Corte costituzionale“.

 

Ecco perche, prosegue, servono “norme funzionali al sistema e un investimento pubblico con risorse stabili. Il cambio di paradigma passa attraverso la certezza e l’adeguatezza dell’investimento pubblico che, tra l’altro, in Italia è tra i più bassi d’Europa. La Francia, ad esempio, spende il doppio di noi”.

 

Quella dell’informazione “non è una materia di nicchia, ma è un piano trasversale che investe profili di complessità e apre sfide per il presente e per il futuro”.

 

E’ la ragione per cui “noi ci poniamo il problema di introdurre principi di equità per regolare un settore in cui non può esservi la legge della giungla”.

 

Spesso, ha spiegato Martella, si dimentica che ”ogni realtà editoriale è un prezioso strumento di sviluppo” anche perché ”l’industria Culturale e della creatività coinvolge quasi il 4% del Pil”. L’importante è ”introdurre principi equità e Redistribuzione del valore tra i vari attori della filiera, autori e giornalisti” e individuare, ha concluso, ”una giusta retribuzione dei contenuti editoriali”.