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Sospensione dei tagli all’editoria che erano stati previsti dal precedente Governo; sostegno alle agenzie dì stampa per 40 milioni con «l’acquisizione del servizio da parte della presidenza del Consiglio, non attraverso una gara d’appalto come nell’ultima circostanza, ma attraverso un sistema diverso, che possa consentire di trattare la notizia in maniera differente dagli altri beni»; un progetto allo studio con il ministero dell’Istruzione per «portare già nelle scuole medie quotidiani e riviste, a sostegno dell’attività didattica, dell’educazione civica».

Il sottosegretario all’Editoria, Andrea Martella, è intervenuto ieri a Milano all’evento “Il futuro dell’informazione: dalla storia d’Italia all’editoria 5.0” organizzato da Agi e in mattinata è stato all’Associazione lombarda dei giornalisti. Due occasioni in cui Martella ha segnalato lo stato di avanzamento di alcuni provvedimenti per accompagnare il settore editoriale fuori dalla crisi.

Cosa che – come evidenziato anche nelle dichiarazioni programmatiche espresse, da ultimo, davanti alla Commissione Affari Costituzionali del Senato il 27 novembre – dovrebbe avere come punto di approdo «una nuova legge di sistema, paragonabile per impatto a Industria 4.0. Una legge che potremmo definire Editoria 5.0».

Come avvenuto già al Senato, Martella ieri ha ricordato una sentenza del luglio 2019 della Corte Costituzionale che stabilisce che «l‘intervento pubblico a sostegno dell’editoria e del sistema dell’informazione non solo è giustificato, ma imposto al legislatore ai fini del rispetto del pluralismo».

Tutto questo considerando peraltro che,«il nostro Paese ha un livello di investimento pubblico nell’editoria che è tra i più bassi in Europa».

Martella ieri ha annunciato che il recepimento della direttiva europea sul copyright online sarà oggetto di «uno dei prossimi Consigli dei ministri».

A valle del quale l’atto per il recepimento dovrebbe essere allegato «alla legge di delegazione europea, in modo tale da procedere poi con un decreto legislativo per attuare la norma entro il 2020».

Ma per il settore dell’editoria colpito da una crisi che trova conferma anche nella ricerca Agi-Censis presentata ieri, due questioni sono di particolare attualità: il futuro dell’Inpgi e la possibilità di un’altra tornata di prepensionamenti.

«L’indipendenza e l’autonomia del giornalismo si sostiene anche con certezze di carattere previdenziale», ha detto il sottosegretario Martella affermando in questo senso di aver «provato a individuare risorse finanziarie per anticipare le scelta di portare i comunicatori nell’Inpgi al 2023. Costerebbe qualche centinaio di milioni non facili da trovare».

E sui prepensionamenti: «La misura è allo studio. Eventualmente sarà oggetto di un emendamento al Senato».