Foto di Stefano Carofei / Imagoeconomica

«Rinnovare la nostra flotta aerea è un bisogno oggettivo e non rinviabile». Così il ministro della Difesa Lorenzo Guerini traccia la linea sull’impegno al rispetto dei patti sugli F-35 che il presidente Giuseppe Conte aveva assicurato al segretario di Stato Mike Pompeo.
 

Nella maggioranza che sostiene il governo ci sono pareri contrari, soprattutto all’interno del Movimento 5 Stelle.

 
«È un dibattito che rispetto e a cui guardo con attenzione. Però io ho il compito di assumere decisioni che, nell’interesse nazionale, rispondano ad alcuni punti fermi. Ho la responsabilità di assicurare efficacia ed efficienza dello strumento militare con numeri – in termini di uomini e mezzi – che soddisfino l’esigenza operativa. E posso assicurare che la partecipazione dell’Italia al programma F-35 risponde a questi obiettivi ed è dettata da queste necessità».
 

Quindi lei condivide le rassicurazioni fornite da Conte a Pompeo?

 
«L’Italia è un Paese affidabile e credibile rispetto agli impegni internazionali presi in piena coerenza con il nostro sistema di alleanze. Partecipiamo alle missioni internazionali con uomini e donne che si distinguono per la loro capacità e professionalità e che voglio sempre ringraziare. Contribuire al programma F-35 è un segno tangibile della nostra affidabilità. Senza trascurare il ritorno anche in termini economici».
 

Si riferisce allo stabilimento novarese di Cameri?

 
«È il centro europeo scelto come principale luogo per l’assemblaggio e la manutenzione degli aerei dell’intera aerea euro-mediterranea, e abbiamo l’obiettivo di espanderne la capacità produttiva. E poi non bisogna trascurare tutto l’indotto della piccola e media impresa che ruota intorno alla produzione e alla manutenzione degli F-35».
 

Dunque si procede?

 
«La decisione di questi giorni riguarda semplicemente il programma di acquisto per il prossimo triennio. Certo, si terrà conto delle compatibilità economiche e finanziarie, ma la decisione sarà assunta sulla base dei principi cardine che ho richiamato: efficienza operativa dello strumento militare, coerenza con gli impegni assunti e attenzione ai ritorni industriali e occupazionali».
 

In questi giorni di polemiche sul ruolo dei servizi segreti molti politici, primo fra tutti Matteo Renzi, hanno chiesto al premier Giuseppe Conte di cedere la delega sui Servizi segreti. Lei come la pensa?

 
«C’è una legge, la 124, che regola questa materia con precisione e puntualità. Specifica che al presidente del Consiglio è attribuita l’alta direzione e la responsabilità generale della politica dell’informazione per la sicurezza. E lui, “ove lo ritenga opportuno”, può delegare le funzioni. Non credo ci sia altro da aggiungere».
 

La maggioranza è comunque in tensione. Lei crede alla tenuta di questo governo?

 
«I governi devono preoccuparsi di trovare soluzioni efficaci ai bisogni dei cittadini e noi abbiamo questo obiettivo, che si può e si deve raggiungere con il contributo di tutti coloro che vi concorrono».
 

E ci riuscirete?

 
«Stiamo facendo scelte concrete, dal taglio del cuneo fiscale che significa più soldi in tasca ai lavoratori, all’attenzione alle famiglie e in particolare a quelle con figli, ci stiamo occupando della sostenibilità ambientale nel settore produttivo e di essere protagonisti in Europa per dare respiro alla nostra economia».
 

Quindi l’alleanza Pd-M5S funziona?

 
«È un esperimento delicato ma necessario perché l’Italia stava rischiando grosso. Ora occorre responsabilità, aiutando il governo a far sempre meglio nelle sue scelte e nelle sue decisioni. Nessuno deve abdicare alle proprie convinzioni e alle proprie proposte, ma metterle al servizio di un progetto comune per i cittadini».