marco minniti, fermati gli sbarchi
Marco Minniti / Foto Imagoeconomica

Napoli, Manduria, episodi di stupro, violenze. Che succede in Italia, onorevole Minniti, siamo diventati un paese più violento? «Il quadro è questo: è evidente che questi episodi pur diversi danno l’idea di un clima, di una tensione. E di una situazione particolarmente preoccupante. La sola cosa che non si può fare è sottovalutarla. Quello che è avvenuto a Napoli non dimentichiamolo, una bambina di 4 anni lotta tra la vita e la morte – è inaccettabile per una democrazia. Vedere quelle immagini del killer che passa per due volte sul corpo della bambina, ci richiama a una questione fondamentale: il principio di sovranità. Chi comanda in quel pezzo d’Italia, lo Stato o la camorra, sapendo che la camorra ha lanciato una sfida drammatica?».
 

Il ministro dell’Interno non ha reagito a dovere?

 
«Beh, di fronte a un evento di quel tipo il ministro dell’Interno sospende la campagna elettorale, va lì ad esprimere la presenza delle istituzioni e della democrazia italiana in una città come Napoli. Bisognava essere presenti da subito, dimostrare vicinanza alla famiglia, manifestare vicinanza alla città, alle forze di polizia che stanno facendo un lavoro impegnativo e straordinario e non possono essere lasciate sole. Stiamo parlando di camorra, cioè delle mafie più potenti e organizzate, capaci anche di leggere i segnali politici che possono venire. E la mancata presenza esprime un’assenza dello Stato, una sottovalutazione, o in ogni caso così verrà interpretata. Le mafie sono come il terrorismo, costituiscono una minaccia per la democrazia. Chiaro dunque quale sia la sfida».
 

Ma perché questa percezione di insicurezza diffusa se l’Italia è un paese in linea con altri paesi europei? Salvini non a caso cita i dati dei reati in calo…

 
«Il problema è questo: se c’è una persona impaurita che non si sente sicura e gli rispondi con le statistiche della criminalità in calo, gli dici una cosa vera e però non tieni conto di quello che è la questione posta. E dai la sensazione che quella persona è irrilevante. La differenza tra sicurezza percepita e reale nelle società moderne è sempre più sfumata e il nodo è: che modello di sicurezza mettiamo in campo?»
 

E quello attuale che pecche ha?

 
«Ciò che avviene mette a nudo una fragilità di fondo della destra italiana. Sembra un paradosso, ma hanno un’idea non moderna, perché pensano sia prevalente l’ordine pubblico: “fare la faccia feroce”. La sicurezza moderna non è solo ordine pubblico. Di fronte a tutte queste questioni emerge con evidenza la necessità di presidio del territorio e per renderlo sicuro va anche risanato. Controllare e risanare le grandi periferie. Perché il controllo è importante, ma non più sufficiente. Servono politiche di sviluppo urbanistico, di integrazione sociale, di arredo urbano. Fondamentale il rapporto con i sindaci. E qui c’è un altro problema».
 

Quale?

 
«Il governo ha creato una tensione con i sindaci, non si può avere un solo modello di sicurezza da Bolzano ad Agrigento, passando per Napoli, bisogna saper leggere il territorio e la lettura la riesci ad avere da sindaci. Hanno diminuito i fondi per le periferie e c’è tensione con i primi cittadini. Che costituiscono un alleato strategico per il ministero, sapendo che ognuno deve fare fino in fondo la propria parte. Quando esplose a Napoli la questione delle baby gang, si andò lì per proporre da un lato un nucleo speciale della polizia per la prevenzione e contrasto; e si diede vita a programmi di recupero per l’obbligo scolastico di intesa con il comune. Il rapporto con i maestri di strada per colmare il vuoto culturale di questi giovani è fondamentale. Questa è una moderna idea della sicurezza».