Image licensed by Ingram Image

Rimase affascinata dal prof e dalla materia, era pedagogia, aveva 14 anni. Affascinata, precisa la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, non certo innamorata. Ma allora era diverso.
 
«C’era una integrità morale e un’etica deontologica professionale che c’è ancora ma che a volte, come dimostrano i casi emersi, viene meno. Ma per fortuna ora non si sceglie la strada del silenzio».
 

Che persone sono questi prof?

 
«Non sono certo malati. Sono dei criminali. Come sono assassini coloro che commettono violenza tra le quattro mura di casa. Non si parli di malattia. È riduttivo, assurdo. Assassini anche quando non uccidono. Restano segni indelebili».
 

I segni restano anche a scuola

 
«Proprio per questo motivo siamo intervenuti con fermezza. Va chiarito che si tratta di una minoranza della minoranza della classe docente. Non si può generalizzare. E comunque verranno puniti».
 

Come?

 
«Al di là degli aspetti penali, nel nuovo contratto è prevista la sanzione del licenziamento per chi commette atti, comportamenti o molestie a carattere sessuale, riguardanti studentesse e studenti affidati alla vigilanza del personale, anche ove non sussista la gravità o la reiterazione dei comportamenti».
 

Fuori dalla scuola.

 
«Esatto. Nessuna possibilità di altra collocazione. Fuori e basta, con passaggi molto più snelli rispetto al passato».
 

Di casi ne sono emersi molti negli ultimi due anni. Esiste una banca dati, una casistica sul fenomeno?

 
«Purtroppo no. Ed è quello sul quale si stava ragionando. Sarebbe importante, anche per circoscrivere il fenomeno».
 

È uno dei propositi lasciati in sospeso?

 
«Purtroppo sì, non è l’unico. Penso all’Erasmus allargato a tutti i ragazzi meritevoli che non sono nelle condizioni economiche di poter affrontare una esperienza formativa così importante. Avrei voluto anche sostenere maggiormente la professionalità e la funzione docente riducendo il gap con i professori dell’Ue».
 

Lascia con amarezza il Miur?

 
«Lascio sapendo di aver fatto il possibile, sono state approvate le deleghe della 107, avviati i concorsi, ridotto il precariato. Sono amareggiata per l’esito elettorale, ma questo non mi impedirà di fare opposizione dura se sarà necessario».
 

Vogliono cancellare la Buona scuola

 
«Non so quale testo abbiano letto. Forse lo devono ripassare. E comunque il prossimo anno scolastico si aprirà regolarmente. Senza cattedre vacanti».
 

Torniamo ai fatti di cronaca. Un prof è stato arrestato per abusi su una studentessa ad Avellino

 
«Ogni tipo di violenza mi colpisce. E non è un caso, che tutta la mia vita sia stata impegnata a combattere ogni tipo di discriminazione verso le donne e di sopraffazione in tutti i luoghi e nella scuola. Ho promosso una importante campagna per l’educazione al rispetto tra gli studenti e l’inserimento del licenziamento dei professori che abusano della loro funzione è fondamentale. La relazione docente e alunni è di carattere asimmetrico, ovvia superiorità per la sua funzione dell’adulto con un allievo minorenne. Il fascino non può essere utilizzato strumentalmente».
 

Non crede che nella fase del reclutamento debbano essere effettuati dei test psicologici?

 
«Prima di diventare professore c’è un lungo percorso di formazione, la laurea, il concorso, tre anni di formazione in classe. Si ha modo di valutare il tipo di comportamento e la capacità relazionale di un insegnante con i suoi alunni. Il test cosa può cambiare? Chi commette questi reati non è una persona malata».
 

A lei è successo di subire avances o molestie a scuola?

 
«Ma sì, non a scuola, e le ho sempre sapute gestire».
 

Quella a sfondo sessuale non è l’unica violenza, c’è anche quella fisica: quella delle maestre sui bimbi. A Roma un nuovo caso. I carabinieri in seguito ad una denuncia hanno installato le telecamere e incastrato un maestro. Non credo che sia indispensabile l’utilizzo degli occhi elettronici?

 
«È un dibattito da fare e da approfondire. Trasformare i luoghi dell’educazione in luoghi di controllo con la videosorveglianza non lo ritengo positivo. Non voglio una deresponsabilizzazione della deontologia. Conta di più che l’insieme del corpo docente di una scuola dell’infanzia si accorga delle dinamiche interne. E chi sa e gira la testa dall’altra parte è complice. Ma non è così. C’è una piena responsabilità di chi lavora nell’ambito scolastico. E attenzione da parte della famiglia nel raccogliere segnali che possono essere inequivocabili».
 

Gli episodi che si sono susseguiti minano la tranquillità delle famiglie?

 
«Devono avere fiducia nella scuola, nelle istituzioni scolastiche. Nessuno si gira dall’altra parte. E i responsabili verranno puniti. Questa è una certezza».