valeria fedeli, Ragazzi e smartphone l'impegno della scuola per i nativi digitali
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«Costituirsi parte civile contro i professori corrotti rotti e individuare dentro ogni ateneo un responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione. Questo, nella loro autonomia, dovrebbero fare gli atenei». Tolleranza zero dalla ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, Valeria Fedeli, sui concorsi truccati».
 
Intende la costituzione di parte civile nei confronti di docenti colpevoli di aver truccato i concorsi?
 
«Certo andrebbe verificato il danno. Che sarebbe enorme, se i fatti fossero accertati. E sarebbe allora possibile la scelta di costituirsi parte civile. Per mia formazione culturale, di fronte a un danno dovuto a corruzione, che sarebbe al prestigio di quella università, l’ateneo dovrebbe porsi il tema di come reagire per rilanciare la propria reputazione. E naturalmente deve collaborare coi magistrati fornendo tutti gli elementi utili alle indagini».
 
La sua impressione qual è?
 
«Ciò che sta emergendo impone che si vada fino in fondo e che una volta accertati i fatti, si perseguano i responsabili. È necessario che la verifica delle accuse si svolga in tempi rapidi. Può essere che una parte del sistema sia malato, non il sistema nel suo insieme. Ma là dove il tema esiste, va sradicato. Già da febbraio lavoro col presidente dell’Anac, Cantone, su criteri di prevenzione, misure di trasparenza, e figure anti-corruzione».
 
Si riferisce ai custodi della legalità nella PA, che nel rispetto delle norme raccolgono anche denunce e segnalazioni?
 
«Esatto. Non abbiamo aspettato di leggere i giornali. Il lavoro con Cantone ha portato a introdurre per la prima volta, nel Piano anticorruzione 2017, il capitolo delle istituzioni universitarie. È tutto su Internet. La consultazione pubblica è finita il 15 settembre e gli uffici, poi io e Cantone, col quale ho appena parlato, concluderemo il lavoro e lo presenteremo al massimo entro la fine di ottobre. Farò un atto di indirizzo, conseguente e coerente con il dossier dell’Anac, che manderò alle Università, enti vigilati, rispettando la loro autonomia. E chiederò di adottare le misure previste nel Piano».
 
Ma non saranno obbligatorie?
 
«Saranno non vincolanti. Però anche per Università e docenti valgono leggi e regole anti-corruzione fissate per tutta la Pubblica amministrazione. Il responsabile anti-corruzione nei singoli atenei avrà la stessa funzione che ha questa figura dirigenziale nelle amministrazioni centrali. Dovrà essere un dirigente, anche lo stesso direttore generale, scelto tra personalità di elevata qualificazione professionale e priva di incompatibilità come la presenza in commissioni o altri conflitti di interesse. E dovrà dare garanzie di indipendenza dalla sfera politica e istituzionale».
 
Altre misure?
 
«Un’ipotesi è quella di componenti esterni autorevoli che facciano parte delle commissioni di concorso per l’accesso alla docenza universitaria. Poi favorire nelle Università la massima circolazione delle informazioni, e regole rigorose e trasparenti per i processi selettivi e l’accesso a bandi e assunzioni, distinguendo tra ricercatori dentro il percorso universitario e altri che arrivano con finanziamenti per esempio da bandi europei».
 
Il rettore dell’Università di Firenze, Luigi Dei, parla di maggioranza sana del corpo accademico…
 
«I docenti italiani li conosco, c’è una gran parte assolutamente sana, responsabile, trasparente, che punta al merito».
 
I concorsi vanno cambiati? Sembrava che la selezione nazionale avesse risolto l’incongruità tra titoli effettivi e scelte discrezionali…
 
«Il sorteggio nella parte nazionale già toglie discrezionalità, poi occorrono criteri di valutazione trasparenti. È necessario sapere, prima, su cosa si verrà valutati. Chi non è convinto deve poter accedere agli atti e questa possibilità aiuta a prevenire abusi».
 
Il sindaco Nardella invita a rompere il velo d’omertà. C’è omertà?
 
«L’epicentro delle indagini sembra Firenze, quindi il sindaco fa bene a dire “chi sa parli”. Io non generalizzo. Non c’è dubbio che le Università coinvolte devono capire come intervenire, non avere alcuna remora anche a prendere iniziative se si verificano abusi, avere il coraggio di contrastare questi comportamenti con atti legali».
 
Intende la costituzione di parte civile nei confronti di docenti colpevoli di aver truccato i concorsi?
 
«Certo andrebbe verificato il danno. Che sarebbe enorme, se i fatti fossero accertati. E sarebbe allora possibile la scelta di costituirsi parte civile. Per mia formazione culturale, di fronte a un danno dovuto a corruzione, che sarebbe al prestigio di quella università, l’ateneo dovrebbe porsi il tema di come reagire per rilanciare la propria reputazione. E naturalmente deve collaborare coi magistrati fornendo tutti gli elementi utili alle indagini».
 
E il nepotismo? C’è ancora?
 
«Il nepotismo è corruzione. Quando si fanno scambi di favori vuol dire che c’è un elemento di corruzione. Bisogna chiamare le cose con il loro nome. Noi non abbiamo ricevuto documenti, ci basiamo su quello che leggiamo sui giornali. Non so se c’entrino le parentele in queste indagini, comunque parliamo di corruzione. Di scambi illeciti».
 
L’ha colpita quella intercettazione: non fare l’inglese, fai l’italiano?
 
«Non mi ergo a giudice, la magistratura dovrà verificarla. Ma se fosse vera sarebbe drammatica. In pratica dice a un giovane che merito, trasparenza e legalità non hanno posto in questo paese: a quelle parole si associa il senso comune inaccettabile per cui l’Italia sarebbe terra di favoritismi, corruttele e nepotismi. È una frase davvero offensiva per tutti quelli che invece agiscono nella legalità e sono la larga maggioranza».