“Sulla scuola ci giochiamo tutto. Il primo errore da non commettere è parlarne dunque come settore. La scuola, e dico purtroppo, è entrata tardi nel dibattito pubblico. Esiste invece un intreccio stretto fra istruzione ed economia che andrebbe meglio raccontato. Solo quando cominceremo a non separarla dall’economia, solo quando non la intenderemo come ‘qualcosa da riaprire’ ma come ‘l’indispensabile per ricominciare’, solo allora si potrà davvero ragionare senza ideologia”.

Così Valeria Fedeli, senatrice del Pd, ex ministro dell’Istruzione.

“Possiamo finalmente spiegare che le risorse del Recovery fund sono vincolate alla capacità di investire sull’educazione scolastica. Possiamo metterci alle spalle il ritardo che abbiamo accumulato per colpa di un retaggio storico-culturale. E’ quel riflesso condizionato che non ci fa parlare di scuola come grande infrastruttura e molla dello sviluppo”.

 

La scuola serve per avere un futuro qualificato. “Sento dire che la scuola serve alle famiglie. E’ verissimo ma è più giusto dire che serve ‘anche’ e non solo alle famiglie? Ci serve per avere futuro qualificato. Servono i congedi parentali per i genitori, ma come servono studenti in aula. Un genitore, a casa, non può accompagnare l’alunno nel suo percorso formativo. Questo significa che servono docenti e non solo sul monitor”.

 

Proposta per la sicurezza nelle scuole. “Cosa c’è di meglio che aprire in sicurezza utilizzando le risorse del Mes che ci mette a disposizione l’Ue? Avremmo personale competente per rilevare le temperatura a scuola, termoscanner da collocare agli ingressi scolastici. E’ la rotta che ci ha indicato Mario Draghi. La scuola riguarda tutti i partiti. C’è qualcuno che avrà il coraggio di tirarsi indietro?”.

 

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