“È utile condividere qualche riflessione intorno alle disposizioni del Decreto legge 36 dedicate all’istruzione e al complesso percorso che ne ha accompagnato la conversione in legge“, così Irene Manzi, responsabile Scuola PD.

“A mente fredda – continua Manzi – in un bilancio complessivo, non possiamo fare a meno di evidenziare luci ed ombre di un provvedimento su cui il Partito Democratico, nella consapevolezza dei punti deboli presenti, ha lavorato in modo costruttivo attraverso un intenso e proficuo confronto ed incontro con le forze sindacali (unica forza politica, prima dello sciopero generale indetto per il 30 maggio), le associazioni e gli esperti di settore. Quel confronto, condotto insieme alla Segreteria nazionale ed ai Gruppi parlamentari di Camera e Senato, è stato determinante nella costruzione degli emendamenti presentati dal PD al testo del decreto, concentrati sui punti più critici del provvedimento (l’anticipo del percorso abilitante già durante la laurea triennale, le lacune organizzative della fase transitoria, il sistema di formazione in servizio ed incentivata con procedure sottratte alla contrattazione collettiva e in assenza di risorse adeguate, il taglio delle cattedre)”.

“È stato un lavoro complesso, faticoso, ma testimone dell’importanza che per il nostro partito quelle disposizioni – inserite nel più ampio contesto delle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza – rivestono, a cominciare proprio dal tema chiave che riguarda il provvedimento: le risorse finanziarie. Di fronte ai tagli della carta docente e delle cattedre di potenziamento previsti dal decreto a partire dal 2026, il principio che abbiamo cercato con forza di affermare è stato proprio quello secondo cui le risorse derivanti dai risparmi prodotti dalla denatalità devono rimanere in capo al Ministero dell’Istruzione e non essere dirottate altrove”.

“Proprio per questo – continua Irene Manzi – viviamo con reale frustrazione quanto previsto dal testo finale del decreto. Se, da un lato, siamo riusciti per il prossimo biennio a “salvare” le risorse della carta docente, dall’altro, la Ragioneria dello Stato ed il Mef, in contrasto con le decisioni della maggioranza parlamentare, hanno confermato la riduzione complessiva delle risorse, producendo un grave vulnus nel percorso delle riforme positive avviate grazie alle risorse offerte dal Piano Nazionale di ripresa e resilienza“.

“Il lungo e complesso lavoro parlamentare ci restituisce, quindi, un provvedimento con luci ed ombre. Riteniamo importante che finalmente si reintroduca la formazione iniziale del docente, irresponsabilmente cancellata dal Ministro gialloverde Bussetti nel 2019 con l’eliminazione del percorso triennale di Formazione iniziale e tirocinio, introdotto dal PD con il D.Lgs 59/2017. A regime, in base al DL 36, potranno partecipare ai concorsi, indetti annualmente, i candidati che, oltre al titolo di laurea, abbiano superato un percorso universitario o accademico di formazione iniziale corrispondente a 60 Crediti Formativi, comprendente un percorso di tirocinio diretto presso le scuole e uno indiretto e concludersi con una prova finale, articolata in una verifica scritta e in una lezione simulata. Il decreto reintroduce, dunque, un percorso per consentire al docente di acquisire competenze professionalizzanti di base che, grazie anche agli emendamenti del Partito Democratico accolti dalla maggioranza parlamentare, si vuole realmente qualificante ed utile per la formazione del docente e non una semplice raccolta di CFU.

Siamo soddisfatti del fatto che- grazie ai nostri emendamenti- chi è in possesso di 24 CFU (requisito sufficiente per la partecipazione ai concorsi a cattedre prima dell’emanazione del DL 36) possa prendere parte ai concorsi indetti nella fase transitoria, come pure riteniamo positiva l’eliminazione dell’improvvida possibilità di avviare il percorso di formazione iniziale sin dalla laurea triennale. Grazie al lavoro parlamentare i candidati non sosterranno più test a crocette ma prove di concorso a risposta aperta. La Scuola di Alta Formazione – deputata a promuovere e coordinare la formazione dei docenti – si trasforma in una struttura meno dirigistica e più aperta al coordinamento e alla collaborazione con le realtà scolastiche territoriali. Infine, sono restituiti alla contrattazione collettiva nazionale spazi ampi per la definizione del percorso di formazione incentivata.

Ma, accanto a questi significativi risultati raggiunti, non possiamo non ricordare anche le ombre e le mancanze di questo provvedimento. Mancano le risorse e gli investimenti che invece sarebbero stati necessari per riforme così importanti, anzi, si ripristinano i tagli originari relativi ai contingenti dal 2026 al 2031. Mancano disposizioni specifiche destinate ai precari storici soprattutto nella fase transitoria, su cui il Partito democratico si è particolarmente speso. Le spese per la formazione restano a carico degli aspiranti docenti, mentre avremmo voluto un regime di no tax area che garantisse maggiore giustizia sociale. Restano nel percorso formativo incentivante criteri di selettività ed obbligatorietà (anche se, per fortuna, è stato eliminato il riferimento a restrittive percentuali), mentre è assente qualsiasi previsione relativa a scatti stipendiali anticipati.

Elementi che, uniti al mancato rinnovo del contratto collettivo già scaduto da più di un anno, ci portano a valutare il DL 36 come un’occasione in parte mancata a cui va posto urgentemente rimedio sin dalla prossima legge di bilancio, iniziando proprio dal ripristino delle risorse tagliate. Questo decreto chiede agli insegnanti un significativo impegno in termini di formazione ed acquisizione delle competenze. A questo impegno dobbiamo affiancare il riconoscimento di risorse e retribuzioni adeguate perché il modello di scuola che stiamo disegnando sia all’altezza delle aspettative dei nostri docenti, degli studenti, delle loro famiglie”.