Stefania Giannini
Foto di Alfredo Bosco

“Costruire la buona scuola, costruire il futuro, anche con i fondi europei”, questo è il titolo del dibattito sul palco centrale della Festa Nazionale de l’Unità dove hanno partecipato il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria nazionale PD, e Stefania Covello, responsabile Mezzogiorno della segreteria nazionale PD.

Si può essere popolari parlando di scuola ma non è detto che il giudizio sia positivo o no. “Nel momento delle riforme scolastiche, la storia ci racconta che non è mai successo che i ministri siano stati particolarmente apprezzati da subito. Lo stesso vale anche se ci si riferisce alla geografia: in Cile, in Francia, in Gran Bretagna e ovunque ci sia stata una svolta di riforma della scuola non subito hanno riscosso grande consenso”. Così il ministro Giannini ha risposto alla domanda se la riforma della Scuola fosse stata capita subito, rispondendo alle contestazioni di una decina di insegnanti precari in platea alla Festa de l’Unità.

“Il punto fondamentale però va ribadito: la scuola è al centro dell’agenda politica del nostro governo. È il primo capitolo degli investimenti messi in atto. Prima di parlare di contenuti è bene affermare che servirebbero molti più soldi per portare avanti una grande svolta per concretizzare il cambiamento di rotta” ha continuato il ministro.

“Sono profondamente orgogliosa del lavoro fatto. Il nostro obiettivo era quello di cambiare la scuola e e operare un profondo aggiornamento della formazione culturale. Ci stiamo lavorando,
forse non abbiamo fatto tutto il necessario ma ci impegnano affinché l’Italia torni un Paese per giovani”.

“Un paese che discute e si appassiona sui temi di riforma della scuola dopo anni che che si è parlato solo di tagli è una buona cosa”. Questo il primo commento di Francesca Puglisi. “La discussione non ci ha mai spaventato. Ribadiamo il concetto che saranno gli insegnanti a cambiare il futuro del nostro Paese. Quattro miliardi di investimenti, un piano straordinario pari a 55mila assunzioni di insegnanti a tempo indeterminato, questi sono i numeri. L’Italia segna un 17% di dispersione scolastica che noi dobbiamo dimezzare. I ragazzi che abbandonano la scuola sono quelli con famiglie di reddito medio basso o quelle segnate da grande disagio culturale: per quei ragazzi la scuola è l’unica salvezza”.

Per noi “la scuola è la più potente misura strutturale per combattere la disoccupazione. La buona scuola crea posti di lavoro. La precarietà non apparterrà più al mondo della scuola. Gli insegnanti saranno i protagonisti di una rivoluzione didattica e culturale senza precedenti”.

“Quello dei fondi europei – ha aggiunto Stefania Covello – è un tema essenziale dal punto di vista socio-economica per la riforma scolastica”.
“I fondi europei devono rappresentare dei fondamentali moltiplicatori di opportunità, cosa che purtroppo con i governi precedenti non è avvenuta. La scuola, la formazione e l’università sono l’infrastruttura e il volano dello sviluppo del Paese. Nel processo di riforme, i fondi europei si intersecano nell’azione del governo: c’è un accordo di partenariato che mira al miglioramento delle competenze didattiche dei ragazzi e dei docenti e si estende fino all’edilizia scolastica. La scuola rappresenta la velocizzazione dell’assegnazione delle risorse economiche”.

“I fondi europei ci sono sempre stati – ha dichiarato il ministro Giannini – ma oggi abbiamo la possibilità di utilizzarli con microprogetti mirati, soprattutto al sud, e non più spesi a pioggia. “Penso che il tempo sarà galantuomo. Lo dico a chi oggi contesta una politica che mette al centro l’istruzione e dà strumenti concreti per il diritto allo studio. Vedremo tra qualche anno se questi strumenti ribalteranno le sorti di questo Paese”,

“Sento sempre gli stessi slogan da parte dei contestatori” ha continuato il ministro. “Quegli stessi slogan che potevano essere detti 10, 20 anni fa. Se vogliamo contestare la riforma vanno aggiornati anche gli slogan perché non hanno nulla a che vedere con il lavoro che stiamo facendo. Il nostro obiettivo è cambiare il modello organizzativo e aggiornare quello educativo”.

“Stipendi sono bassi in tutto il comparto del pubblico impiego. Il primo passo lo si fa introducendo il tema della valutazione meritocratica e con investimento pari a 580 milioni. Basta? No certo ma ci da la possibilità di avere qualcosa di concreto per il cambiamento del sistema contrattuale”.

“La mobilità è per chi lo vorrà fare ed è legata al concetto del contrattoa tempo indeterminato e non a supplenza di un anno: questo è già dato importante di rottura con il passato. 55 mila insegnanti in più – contro il taglio dei 70mila insegnati con i governi Berlusconi, in Italia c’è ancora una memoria molto corta – andranno a insegnare le materie di cui c’è bisogno perché richieste direttamente dalle scuole. Questo è il modo di insegnare e formare i cittadini, il resto sono tutte chiacchiere”.

Per la Puglisi la mobilità è necessaria per dati oggettivi perché “se c’è un maggiore aumento della popolazione scolastica nel centro-nord significa che c’è maggiore necessità di insegnanti a fronte di una contrazione demografica al sud. Ci saranno nuove materie di studio, quelle che erano state abrogate dalla Gelmini, assegnate a 7 nuovi docenti. Non ci sarà nessun insegnante tappabuchi e chi lo sostiene dice una bugia”.

“Sulla questione del Sud il governo sta lavorando non sul piagnisteo e sull’assistenzialismo”, così ha ribadito la Covello. “Il governo Renzi che sa che l’Italia cresce se cresce anche il Sud, così come l’Europa cresce se cresce l’Italia. E si parte proprio dalla scuola e dall’università per il suo rilancio, con programmazione. Le leggi possono sembrare e diventare impopolari all’inizio ma, citando De Gasperi, il bravo politico è quello che non pensa alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni. Noi stiamo lavorando su questo”.