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Approda oggi in Senato per l’approvazione definitiva ‘l’assegno unico per i figli’, la nuova misura che sostituirà i provvedimenti attualmente previsti, per chi ha figli a carico. Il provvedimento ha avuto finora un sostegno pressoché unanime da tutte le forze parlamentari.

Destinato a tutti, anche a lavoratori autonomi, professionisti e incapienti.

Sarà una riforma storica, come quella agraria o quella che istituì il Servizio sanitario nazionale, votata da tutto il Parlamento, ma scritta, voluta e guidata dal Pd”, afferma Stefano Lepri, uno dei padri di questa nuova misura, insieme a Graziano Delrio, in un’intervista per La Gazzetta di Parma.

Assegno unico – cosa cambia

Passiamo dalla giungla attuale a un sistema semplicissimo: ogni mese per ogni figlio si riceveranno i soldi sul conto corrente, oppure si potrà detrarre la somma come credito d’imposta. Inoltre il provvedimento, a differenze delle attuali misure, non subisce interruzioni in caso di perdita del lavoro e l’assegno unico viene dato a prescindere dalla condizione lavorativa, quindi anche in caso di disoccupazione, se il lavoro non lo si ha. E poi è previsto anche per gli autonomi“.

Beneficiari

E’ universale – spiega Lepri – tutti coloro che hanno figli minori, senza questioni di lavoro, reddito, condizione di stato civile, purché esercitino la potestà genitoriale, ricevono l’assegno. E non ci sarà più la differenza tra il primo e il secondo figlio come accade oggi. La cifra è uguale per tutti i figli, con una maggiorazione a partire dal terzo per aiutare le famiglie numerose”.

Si passa da 14 a 20 mld destinati

Il plafond destinato passa da 14 a 20 miliardi con possibilità di ulteriore aumento. Si utilizza l’Isee, ma tutti riceveranno l’assegno e la forchetta non sarà enorme. Nella Legge di Bilancio 2021 è previsto uno stanziamento (fino a 6 miliardi l’anno a regime) aggiuntivo alle risorse (circa 14 miliardi) che si liberano dall’abrogazione degli assegni familiari, delle varie detrazioni e dei vari bonus”.

Tempistica

“La pandemia che ha colpito diversi colleghi e la crisi di governo hanno rallentato il percorso parlamentare. Però abbiamo ancora cento giorni davanti, e possiamo farcela a partire da luglio, come prevede la Legge di Bilancio. Servirà un ultimo passo da parte del governo, con un’azione di concerto tra i ministri per la Famiglia, dell’Economia e del Welfare“.

 

Intervista completa su La Gazzetta di Parma