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Per Francesco Boccia la sanità, in Italia, non potrà mai tornare quella di prima.

«Non si potrà mai più tagliare, ma solo investire», dice il ministro degli Affari regionali. Che lancia un appello all’opposizione: «Spero che quando si voterà il decreto per l’emergenza economica, il tabellone mostri solo luci verdi. Se i partiti scoprissero lo stesso senso di comunità delle persone che in questi giorni escono a cantare sui balconi, saremmo un Paese migliore».

 

“A Roma non capiscono quel che viviamo qui”, dice Attilio Fontana. E’ così? Il governo ha sottovalutato l’emergenza che sta vivendo la Lombardia?

«Assolutamente no. Siamo stati i primi a dire che era necessario inasprire le misure di contenimento del virus, nei giorni in cui i principali comparti economici del nord – e forze politiche lì ben radicate dicevano il contrario. Siamo stati molto rigorosi e molto attenti nel considerare emergenza nazionale quel che stava accadendo».

Massimo Galli, che dirige il dipartimento di Malattie infettive del Sacco a Milano, dice che nelle aree colpite bisogna fare di più per arginare il contagio. Ci sono due strade: tracciare con i tamponi anche gli asintomatici, come sta facendo il Veneto. E chiudere anche le fabbriche che in zone a rischio come la provincia di Bergamo sono rimaste aperte. Cosa farete?

«Stiamo facendo andare il sistema produttivo italiano alla velocità minima, necessaria atenerlo invita. Ma l’accordo siglato tra il presidente del Consiglio Contee le parti sociali permetteràa tutte le regioni di chiudere le imprese che non sono necessarie alle quattro filiere indispensabili: agroalimentare, sanitaria, logistica, trasporti ed energia».

E i tamponi?

«Il governo segue le indicazioni della comunità scientifica, che per ora non ha segnalato la necessità di fare tamponi agli asintomatici. Il Veneto lo sta facendo, ma non so se sia questo il motivo per cui sta riuscendo con più successo della Lombardia ad arginare il contagio».

Quale altro motivo vede?

«La presenza di un’efficiente rete di prevenzione territoriale pubblica».

In Lombardia mancano posti di terapia intensiva, ventilatori, mascherine, protezioni adeguate per operatori e i cittadini. Ve ne state occupando?

«La Lombardia è la regione che ha avuto più materiali di tutti. L’ad di Invitalia Domenico Arcuri ha garantito altri 200 ventilatori che saranno consegnati a partire da mercoledì prossimo e che si sommano ai 200 già consegnati. Parliamo di risorse aggiuntive rispetto a quanto la regione ha potuto reperire da sola, perché sono solitamente le regioni a occuparsi del fabbisogno sanitario».

Siamo in una situazione che non ha nulla di ordinario e tutto questo non basta.

«Posso assicurare che lo sforzo è massimo e continuerà senza sosta. E vorrei anche che fosse apprezzata la solidarietà di altre regioni, più piccole e più povere, che hanno messo a disposizione le loro strutture. Il sistema Cross della Protezione Civile ha trasferito oltre 40 persone dal nord al sud perché possano essere curate al meglio».

Eppure la Protezione civile è stata accusata di inviare materiale non idoneo, a partire dalle mascherine protettive.

«Sapevano tutti che quelle in distribuzione non erano le mascherine per i medici, ma per gli operatori dei corridoi o per chi porta i pasti ai lavoratori nelle aziende. Nelle ore in cui dalla Lombardia partiva una polemica inutile, stucchevole e sgradevole la presidente della Calabria ci ringraziava».

Nel decreto che sarà approvato oggi ci sono nuove risorse e assunzioni per la sanità. Saranno sufficienti?

«Dobbiamo capire che questa crisi non è temporanea, sta cambiando il mondo. Noi italiani ne usciremo ancora più convinti che il diritto universale alla salute è una conquista che ci hanno dato i nostri nonni e che abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri nipoti. Sulla salute non si dovranno più fare passi indietro, non si dovrà mai più risparmiare».

In sanità si è anche molto sperperato e lucrato.

«Ma si sono anche fatti tagli dove non andavano fatti. Fino a un mese fa pensavamo che 5300 posti di terapia intensiva fossero un lusso, ora scopriamo che potremo salvarci, forse, se arriviamo a 15mila».

Serve l’ospedale che Milano vuole costruire in Fiera?

«C’è una riflessione in atto perché il problema non sono i posti letto, ma i ventilatori, i monitor e il personale medico in grado di far funzionare una terapia intensiva. E il potenziamento va garantito a tutte le regioni».

La nomina di Bertolaso come consulente di Fontana è stata un dispetto?

«No. Bertolaso non avrebbe mai detto quel che ha detto Gallera sulle mascherine, perché conosce e rispetta il lavoro della Protezione civile. Sarà importante per Arcuri e per il governo confrontarsi con un tecnico come lui. Ci saranno meno fraintendimenti».

Che succede se gli altri Paesi europei chiudono le frontiere?

«Paolo Gentiloni e la presidente von der Leyen sono già intervenuti per scongiurare questo scenario. In Europa chi si era chiuso sta capendo che quel che è successo da noi sta succedendo a tutti. Sarebbe il caso di tenersi per mano invece che alzare muri e fili spinati».