Se non fosse che di amichevole non c’è proprio niente, quello che in questi giorni sta colpendo Sergio Lo Giudice si potrebbe definire «fuoco amico». Ex parlamentare Pd, tra i protagonisti della legge sulle unioni civili ed ex presidente di Arcigay, una settimana fa Lo Giudice è stato nominato dal segretario del Pd Martina responsabile del dipartimento Diritti civili del partito. Scelta contestata da tre iscritte fino al punto di minacciare le dimissioni dal Pd. Motivo di tanta ostilità: l’opposizione alla Gestazione per altri (Gpa) pratica della quale Lo Giudice ha anche usufruito scegliendo con il suo compagno di recarsi negli Stati Uniti per avere due bambini».
 

Lo Giudice la legge 40 vieta già la pratica della maternità surrogata in Italia, quindi dov’è il problema?

 
«Questa polemica non ha nessuna ragion d’essere perché un’eventuale modifica della legge 40 in questo senso non è ad oggi all’ordine del giorno. E non lo era neanche due anni fa quando è stata fatta la legge sulle unioni civili, anche se qualcuno l’ha voluta porre come centrale nel dibattito politico. Sull’argomento poi c’è una posizione ufficiale del Pd».
 

Che sarebbe?

 
«Il 5 maggio 2016, non a caso due settimane prima dell’approvazione delle unioni civili, venne approvata una mozione parlamentare, a mio giudizio di grande buonsenso, in cui si dà conto dello complessità del tema e dello sfruttamento che in tante parti del mondo subiscono donne poco libere e poco consapevoli o non in grado di decidere sulla propria vita in queste situazioni, ma che tiene conto anche di realtà molto diverse presenti in Paesi avanzati come Stati Uniti, Belgio, Canada o Gran Bretagna in cui la Gpa è regolamentata in modi molto precisi anche se differenti: in alcuni casi ritenendo discriminante la gratuità della pratica, in altri prevedendo forme di rimborso spese odi compensi, ma comunque regolamentando il tema. Nella mozione si dà inoltre atto della differenza di opinioni presenti nel dibattito nel nostro Paese chiedendo di aprire il confronto. Ma si sottolineano anche due aspetti: la necessità di modificare la legge sulle adozioni, aprendo anche alle coppie omosessuali, ma soprattutto spiegando che comunque vanno tutelati i diritti dei bambini, il diritto alla loro identità personale e alla loro tutela indipendentemente dal modo in cui sa no venuti al mondo. E’ il tema centrale ed è quello che stanno facendo i tribunali, visto che dalla legge sulle unioni civili è stato stralciato anche il riferimento alla possibilità di adottare il figlio del partner».
 

Visto che la posizione del Pd è chiara perché allora le polemiche nei suoi confronti?

 
«Perché quella posizione non è condivisa da alcune persone. E questo perché la mozione non si schiera per un divieto universale della gestazione per altri, che significherebbe poter punire in Italia anche chi va all’estero. Chi mi attacca vorrebbe inoltre che non venissero riconosciuti i due papà o le due mamme come genitori, come stanno già facendo tanti Comuni. Se poi c’è la compagna della mamma che vuole adottare il bambino si può fare, però il bambino ha una mamma».
 

Colpisce che in questo momento, con un governo che rischia di mettere in pericolo diritti importanti conquistati, nel Pd c’è qualcuno che preferisce prendere di mira lei.

 
«In realtà nel Pd si discute molto poco di questo e non c’è stata nessuna obiezione alla mia nomina. Martina, tramite il coordinatore della segreteria Matteo Mauri, ha difeso questa scelta. Il punto è che fuori del Pd, coinvolgendo a quanto pare anche qualche iscritta, c’è un gruppo che non si riconosce nella posizione aperta che un grande partito plurale e di sinistra deve avere, nel rispetto verso posizioni diverse e senza assumere toni da crociata».
 

L’amareggiano queste polemiche?

 
«Sono abituato. Da quando sono impegnato nell’affermazione dei diritti civili spesso ho dovuto confrontarmi con pezzi di opinione pubblica che non la pensano come me. Sono confortato dal fatto che un po’ alla volta in questo Paese il confronto è riuscito a produrre dei passi in avanti. Magari anche se, come nel caso delle unioni civili, non proprio come le persone a cui la legge è destinata avrebbero voluto».