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Il decreto messo in campo in queste ore dal governo affronta l’emergenza corona virus a 360 gradi, fornendo strumenti finanziari e normativi per assicurare una gestione efficace e puntuale per tutta la durata della pandemia a regioni, enti pubblici ed enti locali.

La logica del decreto e l’azione di governo è quella di lavorare simultaneamente su più fronti, così da operare a più livelli sull’epidemia da un lato e, dall’altro, arginare i disagi inflitti alla popolazione, nonché mitigare per quanto possibile l’impatto economico sui lavoratori e sulle imprese, così da avere “la macchina con il motore acceso” per esser pronti a ripartire ad epidemia sconfitta.

Con il forum salute cercheremo di illustrare con quale logica si stanno attuando misure di prevenzione e contenimento, così come dare voce e supporto a operatori, ricercatori e cittadini nei vari territori.

Le attività messe in campo dal governo non si esauriscono nell’impianto macro previsto nel decreto, ma si attuano quotidianamente con il lavoro del comitato tecnico scientifico, del Ministero della Salute e dell’ISS a servizio dell’azione della Protezione Civile.

La task force sta esaminando decine di quesiti per garantire la sicurezza dei lavoratori, degli operatori sanitari e dei luoghi di lavoro nella loro diversa tipologia e non da ultimo la sicurezza delle merci e dei processi di trasformazione .

Grazie a questo lavoro nel decreto sono predisposti protocolli per ambienti di lavoro: dalle modalità di ingresso nelle aziende, al corretto uso dei dispositivi di protezione individuale sul luogo di lavoro a come gestire casi di personale risultato positivo. Tutto il ciclo viene rivalutato per mettere in sicurezza i lavoratori.

Al contempo, la  struttura tecnica analizza con le autorità competenti trials clinici e l’utilizzo di nuovi trattamenti farmacologici anche off label, cosi come l’utilizzo di dispositivi e di macchinari.

Infatti la scelta italiana di non fermare completamente la catena produttiva è, e deve essere per noi, supportata da una serie di misure a protezione dei lavoratori basate sull’evidenza scientifica e attuate in modo puntuale.

La catena d’intervento nel gestire l’epidemia è come da “scuola” di tipo gerarchico su modelli che si ispirano ai codici militari affidando a situazioni e scenari diversi, tipologie d’intervento diversificate.

Ovviamente gli epidemiologi simulano le condizioni peggiori e modalità d’intervento che ci auguriamo non dover mai utilizzare, ma dobbiamo farci trovare pronti.

Il comitato sta approvando strategie in base all’evoluzione dell’epidemia e in base a modelli di crescita, diffusione o riduzione dell’epidemia, con ancora attenzione e supporto massimo alle zone più colpite e in particolare alla regione Lombardia dove il picco ha la sua più drammatica manifestazione.

Le azione messe in campo di distanziamento e restrizione dei movimenti servono per raggiungere l’obbiettivo sperato di ritardare i picchi, diluire i contagi per poterli gestire correttamente nelle strutture delle regioni ancora poco colpite, infatti più alto e intenso è il picco più alta è la probabilità di letalità a causa della difficoltà nella presa in carico del paziente.

In queste ore gli epidemiologi stanno studiando modalità d’intervento per individuare strutture protette per gestire situazioni intermedie, cioè malati con fase iniziale di compromissione polmonare che necessiterebbero di una semplice sorveglianza e di supporto d’ossigeno, cosi come si sta studiando come predisporre il coinvolgimento del territorio per la gestione dei pazienti cronici da un lato e dall’altro misure di trattamento domiciliare in sicurezza per i pazienti infettivi.

È certamente una sfida l’impiego coordinato e in sicurezza delle migliaia di medici del territorio. Prepararsi a decongestionare le strutture ospedaliere è una sfida che bisogna vincere. Guardiamo alla battaglia contro il tempo in Lombardia e mettiamo in campo tutti le risorse che abbiamo per contenere il rischio nel resto d’Italia.

Il decreto stanzia risorse per gli straordinari e per l’arruolamento di infermieri e medici in deroga alle normative vigenti per sopperire in modo immediato all’aumento del fabbisogno in questa fase di stress delle strutture e degli operatori che devono poter lavorare in sicurezza.

In questi giorni si è intervenuto in modo eccezionale in molte realtà anche formando e riconvertendo degli specialisti da impiegare in ruoli diversi dagli usuali per fronteggiare l’emergenza.

Il governo ha garantito tutte le coperture economiche necessarie così come l’utilizzo di strumenti straordinari per le gare affidati alla Protezione Civile.

La carenza di dispositivi è dovuta alla mancanza di disponibilità dagli usuali luoghi di approvvigionamento sul mercato.

C’è volontà da parte di tutti di rafforzare il meccanismo di approvvigionamento, agevolando modelli di PROCURAMENT sia sul territorio nazionale, che europeo, che globale.

Nella riunione dei ministri europei e dei commissari si è deciso di realizzare un inventario settimanale europeo per verificare il numero di apparecchi e dispositivi presenti in zona Euro in base al numero dei pazienti e quindi stimolare la produzione europea e ovviamente, raccogliere i dispositivi in ambito globale considerando che l’epicentro ora non è più la Cina ma bensì l’Europa.

Rafforzare la produzione italiana non è impossibile e anche questa è una via incentivata da percorrere.

Noi cercheremo di agevolare  la comunicazione dei provvedimenti sanitari cosi da far comprendere e rendere tutto più consapevoli sulla complessità degli interventi messi in campo in queste ore sul territorio, e in questa fase segnaliamo attentamente la necessità di garantire la protezione dei più fragili, malati cronici e immunodepressi nonché di sostenere tutti gli interventi coordinati che possano aiutarci a prendere in carico i pazienti fuori dall’ospedale.

È una grande prova per tutto il Paese, ognuno di noi farà la sua parte .