Norberto Bobbio nella introduzione del 1999 al suo libro “Destra e sinistra” poneva tre domande fondamentali per capire cosa intendiamo quando parliamo di eguaglianza: “Eguaglianza fra chi, eguaglianza in che cosa, eguaglianza con quale criterio?”. E proseguiva dicendo che “la differenza tra destra e sinistra si rileva in ciò che per la prima l’eguaglianza è la regola è la disuguaglianza è l’eccezione”.

Sono queste le prime parole che mi sono venute in mente nel leggere i dati che oggi Save the children ha reso pubblici nel suo “Atlante dell’infanzia a rischio”.

Ma non solo parole, mi è tornato in mente anche un episodio avvenuto durante la mia esperienza di assessore alla scuola. Un giorno infatti ebbi modo di parlare con un giovane padre molto preoccupato per il futuro del proprio figlio che mi disse “dobbiamo aumentare le ore di inglese nella scuola pubblica, altrimenti come farà mio figlio a studiare, lavorare e competere con chi invece può permettersi scuole private o corsi di inglese pomeridiani, quando io posso solo fargli frequentare la scuola pubblica?”.

La domanda di questo giovane padre si lega inevitabilmente con le domande che si poneva Bobbio, così come quella richiesta di padre deve essere la domanda che tutti noi di sinistra ci dobbiamo porre di fronte ai dati di Save the children.

E le stesse domande di Bobbio e di quel papà ce le dobbiamo porre quando parliamo di meritocrazia come criterio di mobilità sociale.

I numeri di Save the children fanno impressione, ma non possono rimanere solo numeri. Dobbiamo dare un nome e cognome a ognuno di quel milione e 260mila minorenni che nel nostro paese vivono in povertà assoluta.

Ognuno di loro può essere il compagno di banco di nostra figlia, o l’amica che incontra al parchetto o quel bambino che vediamo ogni giorno attraversare la strada per andare a scuola.

Non basta l’indignazione e non basta la carità. Viviamo in un paese dove la differenza la fa ancora il luogo geografico o la condizione economiche della famiglia in cui nasci. Un dato che non può essere dato per scontato.

Questo è l’assunto da cui bisogna partire se si vuole che eguaglianza e merito possano finalmente andare di pari passo e non essere visti come in una perenne contraddizione, c’è bisogno di una tensione continua nel superare le disuguaglianze se si vuole davvero arrivare al merito.

Un rimando costante e positivo tra politiche nazionali e locali, gestione delle risorse pubbliche e private. Un’unione di intenti tra chi si occupa di abitare, ambiente, istruzione,lavoro, partendo dal diritto dei più piccoli a vivere una vita che gli consenta davvero di esercitare quelle pari opportunità che ognuno di noi merita.

D’altronde lo avevano anche già detto le madri e i padri costituenti nell’art. 3 della nostra Costituzione: “rimuovere gli ostacoli”.

Oggi quei numeri ci spiegano che gli ostacoli sono aumentati e non diminuiti. È quindi nella rimozione di quegli ostacoli che ancora si contraddistingue la differenza tra destra e sinistra. È li che quei bambini potranno avere il futuro che meritano.