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“Ma fino a dove vogliono spingersi alcuni nella ricerca esasperata di provocazioni intolleranti e razziste che ricordano le peggiori pagine della storia? Dove vogliono portarci? Ai posti riservati sui bus? O al divieto d’ingresso nei negozi per alcune razze? Sono cose che fanno rabbrividire e purtroppo sono cose vere.

 

Sembra che la storia non abbia insegnato nulla a certe persone e noi non possiamo sottovalutare tutto questo. Stanno emergendo estremismi che non possono essere banalizzati. Si ritiri subito questo provvedimento vergognoso”.

 

Così il vicesegretario del PD Maurizio Martina sul provvedimento del Comune di Pontida che istituisce parcheggi rosa vietati alle donne extracomunitarie e se ‘non appartenenti ad un nucleo familiare naturale’.

 

“Se qualcuno si chiedesse cosa vuol dire, concretamente, razzismo nel 2017, lo invitiamo ad andare a Pontida, dove l’amministrazione leghista ha istituito parcheggi rosa che escludono donne extracomunitarie e lesbiche” ha detto Silvia Fregolent, responsabile Pari opportunità del Partito Democratico.

 

“Fake news? No, è tutto vero. È il ritorno dell’apartheid, sparito in Sudafrica da quasi trent’anni (e più di 50 anni dopo Rosa Parks). E riapparso oggi inopinatamente in Lombardia.

 

È evidente che Salvini e i suoi hanno deciso di rompere gli indugi e solleticare l’estremismo più malato e becero a forza di meschine provocazioni. Ma un Comune non può permettersi di avallare questa indecenza.

 

Ci auguriamo che il provvedimento venga subito ritirato. Di sicuro il Partito Democratico non resterà con le mani in mano di fronte all’intolleranza”.

 

“A pochi mesi dalla pacifica e colorata manifestazione antirazzista che ha riempito le pagine dei giornali anche nazionali, Pontida torna a far parlare di sé per qualcosa di decisamente meno felice: un provvedimento dell’amministrazione leghista che, oltre ad essere discriminatorio e offensivo, finirà per pesare sulle tasche dei contribuenti.

Il regolamento comunale per la gestione dei parcheggi, che prevede permessi gratuiti per le donne in gravidanza ma solo se ‘appartenenti ad un nucleo familiare naturale e cittadine italiane o di un paese membro dell’Ue’, non è una semplice azione folkloristica o di propaganda messa in campo da un partito che sull’avversione per il diverso (e spesso per il più debole) ha fondato tutta la sua strategia: qui abbiamo superato, oltre alla soglia della decenza, anche quella della civiltà“.

Così la deputata del PD Elena Carnevali, componente della Commissione Affari sociali.

“Solo un’ideologia cieca – aggiunge Elena Carnevali – può pensare di distinguere tra mamma e mamma, di valutare meno i dolori o i disagi di una donna in stato di gravidanza in base al colore della pelle o allo stato di famiglia, di dispensare i diritti in base a criteri che la Costituzione italiana respinge e ripudia. Proprio per questo un provvedimento di questo tipo non può che crollare di fronte al primo ricorso. Possibile – conclude la deputata Dem – che la Lega non sappia trovare un modo migliore per spendere i soldi dei contribuenti che non utilizzarli per difendere scelte discriminatorie e aberranti?”