«Il fenomeno delle aggressioni agli operatori sanitari si sta intensificando negli ultimi anni, e riguarda tutte le regioni italiane, non solo Napoli. Io penso che alla base ci sia un problema culturale», dice la sottosegretaria alla Sanità, Sandra Zampa, commentando il «sequestro» dell’ambulanza nel capoluogo partenopeo, avvenuto domenica pomeriggio -. Un tempo il medico, come anche l’insegnante, era figura autorevole e rispettata. Oggi non più, stiamo vivendo la perdita di significato del valore enorme che ha il nostro sistema sanitario».

 

Gli italiani, secondo lei, non riconoscono l’importanza di avere una sanità definita tra le migliori al mondo?

«Sì, penso che non stiamo più capendo quanto vale il nostro sistema, universalistico, di altissima qualità, che garantisce a tutti l’accesso a ogni tipo di cura, a qualunque età, in qualunque condizione di reddito, così come è sancito dalla Costituzione».

 

E cosa si può fare, in concreto?

«I medici e gli infermieri non vanno lasciati soli, la sanità deve farsi carico di questo problema, occorre organizzare campagne di sensibilizzazione, rieducare al rispetto verso un lavoro che è prezioso per tutti noi. Nulla deve essere dato per scontato, nulla può essere preteso, ci sono gerarchie, codici da rispettare, persone in condizioni più gravi da assistere per prime. Penso che chi aggredisce un operatore sanitario dovrebbe scontare la pena alternativa direttamente negli ospedali e nei presidi sanitari, fianco a fianco con gli operatori per comprendere come funziona il lavoro».

 

E l’inasprimento delle pene?

«Non può essere l’unica soluzione. Come anche montare le telecamere di sorveglianza. Il personale sanitario va formato perché sia in grado di prevenire le aggressioni. Gli spazi negli ospedali vanno riorganizzati per evitare le tensioni. E, soprattutto, occorre subito approvare la legge che tratta l’operatore sanitario come un pubblico ufficiale, come chiede il ministro Speranza».